In Italia nasce la mano robotica che “sente” il movimento: una novità per le protesi del futuro

Una mano robotica capace di percepire il movimento e riprodurlo in maniera naturale. È questo l’importante traguardo raggiunto da un team di ricercatori italiani, protagonista di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances e scelto anche per la copertina del numero.

Il progetto è stato coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con il gruppo guidato da Christian Cipriani, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana e con l’Università di Cleveland, negli Stati Uniti.

Mano robotica, progetto coordinato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

Alla base dell’innovazione c’è una speciale interfaccia, chiamata Mkki (Myokinetic Kinesthetic Interface), progettata per restituire alle persone amputate una percezione naturale del movimento della mano artificiale. Il sistema utilizza piccoli magneti impiantati nei muscoli residui dell’avambraccio, che vengono attivati da bobine esterne in grado di generare vibrazioni mirate. In questo modo vengono stimolati esclusivamente i muscoli, consentendo al cervello di interpretare il movimento della protesi come se fosse quello di una mano reale.

L’interfaccia è stata integrata nella protesi robotica Mia Hand e testata per sei settimane su un uomo di 34 anni con amputazione dell’avambraccio sinistro. Durante la sperimentazione il paziente è riuscito a percepire in modo naturale l’apertura e la chiusura della mano, eseguendo movimenti coordinati molto simili a quelli di un arto biologico.

Le parole del primo autore dello studio

Secondo Federico Masiero, primo autore dello studio, questo risultato rappresenta un passo fondamentale non solo per migliorare le protesi di nuova generazione, ma anche per comprendere più a fondo i meccanismi del controllo motorio umano e sviluppare tecnologie sempre più efficaci per chi ha subito un’amputazione.

I ricercatori guardano già al futuro. Il prossimo obiettivo sarà quello di utilizzare gli stessi magneti sia per controllare la protesi sia per restituire un feedback sensoriale sempre più realistico. Dopo i risultati incoraggianti della prima sperimentazione, il team è già al lavoro su una versione impiantabile permanente del sistema, che consentirà test di durata maggiore e coinvolgerà un numero più ampio di pazienti.

Articoli correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ultimi articoli