Le liste d’attesa continuano ad allungarsi e i tempi per prenotare visite o esami medici non mostrano segni di miglioramento. Questo è il quadro descritto nel terzo Rapporto civico sulla salute, presentato da Cittadinanzattiva al Ministero della Salute, con dati aggiornati al 2023 basati su 24.043 segnalazioni da parte dei cittadini, in aumento di quasi 10.000 rispetto all’anno precedente.
Tempi d’attesa record per visite e interventi medici
Secondo i dati raccolti nel 2023, il sistema sanitario continua a non rispondere tempestivamente alle necessità dei pazienti. I tempi di attesa per una visita oculistica programmabile (classe P) possono arrivare a 468 giorni, mentre una visita di controllo oncologica non determinata può richiedere fino a 480 giorni. Per una visita oculistica di controllo in classe B (breve, entro 10 giorni) si può attendere fino a 300 giorni. Per un ecodoppler dei tronchi sovraaortici in classe P l’attesa può arrivare a 526 giorni e per un intervento di protesi d’anca in classe D (entro 12 mesi) a 437 giorni. Anche gli interventi per tumore alla prostata in classe B possono essere ritardati di 159 giorni. Questi dati riflettono i tempi massimi segnalati dai cittadini e non le attese medie, ma il quadro rimane critico.
L’impatto delle lunghe liste d’attesa sulla salute
Le lunghe liste d’attesa non sono solo un problema di tempi, ma hanno un impatto profondo sul percorso terapeutico e sulla decisione stessa di curarsi. Nel 2023, il 7,6% dei cittadini ha rinunciato alle cure, un aumento rispetto al 2022 (7%). In particolare, il 4,5% dei pazienti ha dichiarato di aver rinunciato alle cure a causa delle lunghe attese, contro il 2,8% dell’anno precedente. Il fenomeno colpisce soprattutto le donne (9%) rispetto agli uomini (6,2%) e sembra essere più diffuso nel Centro e nel Sud Italia, dove le percentuali di rinuncia sono cresciute rispettivamente all’8,8% e al 7,3%.
La crisi del rapporto tra cittadini e medici di famiglia
Il Rapporto civico sulla salute evidenzia anche un deterioramento del rapporto tra i cittadini e i medici di medicina generale o pediatri di libera scelta. Le segnalazioni di disservizi in quest’area sono triplicate negli ultimi cinque anni, passando dal 5,4% nel 2018 al 14,2% nel 2023. Anche i servizi territoriali non mostrano miglioramenti significativi.
Lenti progressi nell’attuazione del Pnrr per la sanità
Nonostante i fondi del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e la riforma dell’assistenza territoriale, i progressi nell’effettiva implementazione sono ancora limitati. Ad aprile 2024, l’86% dei progetti legati alle Case della Comunità aveva raggiunto la stipula del contratto, con le Centrali Operative Territoriali vicine al 100%. Tuttavia, la situazione è più eterogenea per gli Ospedali di Comunità, con percentuali di completamento che oscillano tra il 70% e il 100%. Alcune regioni, come la Calabria (45%) e le province autonome di Trento (33%) e Bolzano (0%), sono significativamente in ritardo.
Accesso alle cure: una piaga per la sanità pubblica
Secondo Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, “Il problema dell’accesso è la piaga della sanità pubblica, capace per la sua portata di mettere in secondo piano ogni altro ambito”. Il rapporto sottolinea che quasi 1 segnalazione su 3 riguarda le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie, seguite dalle criticità nel rapporto con i medici di base (14,2%) e dai problemi legati all’assistenza ospedaliera (13,3%), all’assistenza territoriale (11,1%) e alla prevenzione (8,6%).
Mandorino ha aggiunto: “Rivendichiamo per la sanità pubblica risorse maggiori e continuative, dopo che per anni essa è stata considerata una specie di salvadanaio a cui attingere per tappare i buchi di bilancio del nostro Paese, impoverita e desertificata”. Ha inoltre sottolineato la necessità di monitorare come vengono impiegate le risorse, dato che i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) non sono mai stati aggiornati, il Piano Sanitario Nazionale non viene proposto dal 2008 e le recenti riforme, come quella sulla non autosufficienza degli anziani, sono state approvate senza investimenti adeguati.
Cittadinanzattiva ha delineato dieci priorità per il miglioramento del sistema sanitario, tra cui la piena attuazione dei Lea, la redazione di un nuovo Piano Sanitario Nazionale, il potenziamento delle infrastrutture digitali, il rilancio delle politiche sul personale sanitario e sulla prevenzione, oltre al completamento della riforma della sanità territoriale e del decreto per ridurre le liste d’attesa.

