Trattare con i teenagers può essere complesso. Succede da un momento all’altro, senza quasi accorgersene: un attimo prima seduto nel soggiorno di casa c’era un ragazzino amorevole, ora vi ritrovate faccia a faccia con un giovane uomo di cui vi pare di non capire più nulla. La consolazione è che si tratta di una fase. Ed è più comune di quel che si possa pensare, tanto che persino il New York Times vi ha dedicato un approfondimento.

Partiamo da una scena tipica: voi genitori siete lì, pronti a fornire aiuto, supporto, consiglio ai figli. Ma loro tendono a rifiutare ogni soluzione proposta ai loro problemi. Perché? Di solito perché non date loro quello che stanno veramente cercando.

Gli adolescenti desiderano una valvola di sfogo

I teenager, proprio come gli adulti, possono trovare sollievo dalle preoccupazioni semplicemente parlandone. In effetti tra gli psicologi è un pensiero condiviso il fatto che un problema si sgonfi quando viene espresso, anziché tenuto dentro di sé. Quando succede va ricordato che probabilmente vostro figlio non sta chiedendo aiuto, ma solo una valvola di sfogo.

Il consiglio: creare un ambiente rassicurante in cui i figli possano parlare liberamente, ascoltando senza interrompere.

Teenager e genitori, questione di empatia

Gran parte di ciò che infastidisce gli adolescenti non può essere risolto. Non potete certo riparare i loro cuori spezzati o prevenire i loro drammi sociali… Ma può aiutare fare in modo che non si sentano soli. Il genitore non è chiamato a risolvere il piccolo grande dramma, ma a prenderne parte con discrezione.

Il consiglio: pronunciare un sincero “Hai tutto il diritto di essere arrabbiato”, offrire la vostra spalla e anche la disponibilità a farvi da parte.

  • Facebook
  • cinguettare
  • LinkedIn
  • Pinterest

A caccia di rassicurazioni da mamma e papà

Gli adolescenti sono abbastanza grandi per provare a cavarsela da soli ma non hanno sufficienti esperienze per sentirsi sicuri nel mondo adulto. Un teenager che vede proporsi una soluzione da un genitore spesso non reagisce bene. Un’espressione tipo “Tu non sai come fare, ma te lo posso dire io” potrebbe suonare alle loro orecchie come un voto di sfiducia.

Il consiglio: ascoltare, trattenersi dal commentare e trasmettere sostegno rassicurandoli sul fatto che possono gestire qualsiasi cosa la vita gli proponga.

Cercano idee, non soluzioni

Il più delle volte offrire agli adolescenti ascolto, empatia e incoraggiamento dà loro ciò di cui hanno bisogno. Solo in un secondo momento, se il malumore e le preoccupazioni persistono, qualche consiglio potrebbe essere il benvenuto. Ma sempre con tatto.

Il consiglio: chiedere al ragazzo se vuole aiuto per risolvere il problema. A risposta affermativa, cercare di risolvere il problema con lui, e non per lui.