L’arrivo di un figlio è un evento tanto gioioso quanto profondamente trasformativo, sia per l’individuo che per la coppia. Catapultato in una dimensione sconosciuta, il neo-genitore si trova di fronte a una moltitudine di nuove sfide e difficoltà. Una di queste è sicuramente la rinuncia a godere, almeno per i primi mesi, di un sonno continuativo e di qualità. Abituati a lunghe notti di riposo indisturbato, ci si ritrova, infatti, a sperimentare un sonno discontinuo, fatto di frequenti risvegli e interruzioni.
La Dott.ssa Valeria Fiorenza Perris, Psicoterapeuta e Clinical Director del servizio di psicologia online Unobravo, ha condiviso una breve guida al sonno del bambino, per aiutare i genitori a conoscerlo e viverlo al meglio.

Conoscere il sonno dei bambini per viverlo al meglio.

Un primo passo da compiere per poter affrontare al meglio il momento della nanna, è conoscere la fisiologia del sonno infantile. Le esigenze di sonno dei bambini sono molto diverse rispetto a quelle degli adulti e variano a seconda dell’età. I neonati dormono per gran parte del tempo, solitamente circa 15-20 ore al giorno. Il ciclo di sonno di un neonato è però molto breve e mediamente dura 50 minuti, contro i 90-120 dell’individuo adulto. Inoltre, mentre gli adulti hanno imparato a ignorare il breve risveglio tra un ciclo del sonno e il successivo, i neonati tendono a svegliarsi e hanno bisogno di più tempo per riaddormentarsi.

Nei bambini, i momenti di passaggio dalla fase di sonno calmo e profondo (non REM) a quella di sonno leggero e con intensa attività cerebrale (REM) sono molto frequenti. Alla nascita, la percentuale di sonno REM e NREM è quasi sovrapponibile ma, col tempo, la fase REM decresce. Soltanto al terzo mese di età questi due stadi diventano definiti e si iniziano ad avere fasi di addormentamento e di sonno più profondo. Per questo, prima di allora, il neonato ha difficoltà a dormire profondamente.

Sempre fino al terzo mese di vita, i bebè non secernono in modo stabile la melatonina, l’ormone che permette al nostro corpo di riconoscere e stabilizzare i ritmi di luce/buio. La melatonina inizia a prodursi a partire dal quarto mese di vita e generalmente ha un picco tra le h18:00 e le 22:00.

Non seguendo gli stessi ritmi circadiani degli adulti, i neonati presentano un’alternanza sonno-veglia piuttosto irregolare. Col tempo, la durata dei singoli risvegli si riduce progressivamente fino a diventare di pochi secondi e il bambino impara pian piano a riaddormentarsi in modo autonomo. È, pertanto, fisiologico che i risvegli notturni si verifichino per i primi tre anni: la loro presenza è, infatti, parte del processo di crescita e contribuisce al corretto sviluppo del sistema nervoso del bambino.‍ Il sonno è una conquista e, come tale, dovrebbe avvenire gradualmente, in modo autonomo e nel pieno rispetto dei tempi di ciascun bambino.

Alcuni consigli pratici per migliorare il sonno del bambino e il benessere dei genitori

Ciascun bambino è diverso, per questo non esistono metodi infallibili capaci di adattarsi a tutti. Ci sono, però, alcuni accorgimenti che possono contribuire a migliorare la qualità del sonno e il benessere dei più piccoli e dei loro genitori.

Per prima cosa, è importante curare l’igiene del sonno non solo del bambino, ma di tutta la famiglia. Non cenare tardi, andare a letto sempre allo stesso orario in settimana, evitare l’uso di TV e dispositivi digitali prima di dormire, far sì che la camera da letto sia accogliente e rilassante: queste sono alcune delle regole d’oro che permettono di riposare bene.

È bene anche non sovrastimolare il bambino durante la giornata e non farlo agitare prima della nanna con corse o giochi, ma favorire rituali che facilitano il rilassamento, come abbassare le luci, leggere fiabe ed eliminare tutto ciò che potrebbe catturare la sua attenzione.

Che sia in culla o nel lettone, durante i primi mesi di vita del bambino il co-sleeping, o sonno condiviso, può essere un’ottima soluzione sia per il bebè che per i genitori. Il co-sleeping è molto diffuso nelle culture orientali e africane e, negli ultimi anni, sta prendendo piede anche in Occidente, dove si sta riscoprendo l’importanza del contatto tra genitore e neonato. Questa pratica permette una migliore gestione dei risvegli notturni: la vicinanza rassicura il neonato, facendolo riaddormentare più velocemente, e consente, inoltre, ai genitori di intervenire rapidamente e altrettanto rapidamente tornare a letto, riuscendo così a dormire meglio e più a lungo.

Una delle critiche spesso mosse al co-sleeping è che il bambino possa sentirsi viziato e crescere come un individuo insicuro e dipendente. In realtà, queste convinzioni non hanno un fondamento scientifico e, nonostante oggi l’argomento sia ancora molto dibattuto, psicologi e pediatri sembrano essere d’accordo sul fatto che dormire insieme ai genitori non costituisca un vizio, bensì un istinto naturale del bambino. Soddisfarlo non mette a rischio né la sua autonomia né l’indipendenza. Si potrebbe, anzi, affermare il contrario: dormendo nella stessa stanza, il neonato apprende che i genitori sono pronti ad accorrere qualora ne avesse bisogno, sentendo un senso di sicurezza interiore. Più verrà accolto questo suo desiderio di protezione e dipendenza quando è piccolo, più facilmente il bambino svilupperà una propria indipendenza e potrà diventare autonomo da adulto.

Se il piccolo fa fatica ad addormentarsi o se si verificano i risvegli notturni, è consigliabile non lasciarlo a piangere con metodi di estinzione, nella speranza che impari a dormire da solo. È, infatti, ampiamente dimostrato dalla ricerca che queste tecniche di addormentamento siano fonte di grande stress per i genitori e vengano vissute dal bambino come esperienze negative e spaventose che, al contrario di quanto si possa credere, potrebbero portarlo in futuro ad essere meno propenso a divenire autonomo.

Infine, è fondamentale osservare il proprio bambino per identificarne i bisogni e comprenderne i ritmi. Non esistono regole o manuali con soluzioni preconfezionate, pertanto, ciascun genitore deve lasciarsi guidare dal proprio istinto, dalle proprie capacità e da ciò che il bambino comunica. I veri esperti dei figli sono, infatti, i genitori stessi. Nessuno, più di loro, sa cosa è meglio per il benessere del proprio piccolo.

Come gestire la privazione di sonno?

Per evitare che la carenza di sonno e l’alterazione dei ritmi del riposo notturno vadano a interferire con un corretto funzionamento fisico, mentale ed emotivo, è necessario che, oltre a rispondere ai bisogni del proprio bambino, il neo-genitore si prenda anche cura di sé.

“Il ciclo sonno-veglia nei neonati è fisiologicamente differente rispetto a quello degli adulti. Essere svegliati frequentemente durante la notte può risultare molto stancante, sia per le mamme che per i papà. Specialmente durante le prime settimane, è importante approfittare dei momenti di sonno del bambino per riposare, resistendo alla tentazione di occuparsi delle faccende domestiche o di altre incombenze non strettamente necessarie. Concedersi un power nap, ovvero un pisolino breve ma profondo, contribuisce a ridurre i livelli di stress e ridona energia. È importante anche non aver timore di dire di no quando non ce la si sente di fare qualcosa e di chiedere aiuto, ove possibile, al proprio partner, ai familiari o agli amici più stretti. Non c’è niente di male ad affidare il proprio bambino per qualche ora alle cure di persone fidate, anzi, ciò deve essere vissuto come un’occasione preziosa non solo per recuperare il sonno perduto, ma anche per dedicarsi a tutte quelle attività quotidiane che possono risultare difficoltose da svolgere quando si ha un figlio piccolo oppure per concedersi un momento di svago e ritrovare così una condizione di benessere e serenità. È essenziale, infatti, che i genitori non perdano mai il contatto con sé stessi e rimangano ricettivi verso quelli che sono i propri bisogni individuali e di coppia. Così facendo sarà più semplice evitare alti picchi di stress che potrebbero portare a un’esplosione a livello personale o relazionale, ad esempio con il partner”, ha dichiarato la Dottoressa.

Sempre nell’ottica della costruzione di una solida rete di sostegno, i genitori possono decidere di affidarsi a un professionista con cui intraprendere un percorso psicologico. Unobravo, ad esempio, offre terapie online con psicologi e psicoterapeuti specializzati in tematiche legate all’ambito relazionale e familiare. Questi percorsi possono essere affrontati sia in coppia che dal singolo genitore e si configurano come una risorsa preziosa per tutti coloro che si trovano ad affrontare la genitorialità. Una maggiore consapevolezza è, infatti, essenziale affinché sia il genitore che il bambino possano essere pienamente ‘in salute’ e pronti a muovere i loro primi passi nel mondo”, ha concluso la Dott.ssa Fiorenza Perris.

Comunicato Stampa: UnoBravo