Le raccomandazioni stilate da esperti provenienti da cinque continenti e da società scientifiche internazionali sono state pubblicate sull’European Journal of Cancer, segnando la prima consensus mondiale di esperti. Il sole è il principale fattore scatenante dei tumori della pelle. Fargnoli e Peris della SIDeMaST sottolineano: “Una fotoprotezione adeguata deve includere la riduzione della fotoesposizione intenzionale, modificando le abitudini di vita riguardo l’andare al mare e la ricerca dell’abbronzatura”.

Come proteggersi

A tenere alta l’attenzione dovrebbero essere soprattutto le persone con pelle chiara, in particolare i bambini, che dovrebbero ridurre al minimo la loro esposizione alle radiazioni Uv, adottando misure di protezione solare quando si prevede che l’indice Uv raggiunge un valore dal 3 in su. “Un’adeguata fotoprotezione – spiega Ketty Peris, coautrice della Consensus e ordinaria di Dermatologia alla Cattolica di Roma – deriva dalla combinazione di più misure: cercare l’ombra, l’utilizzo di indumenti, cappelli e occhiali e l’applicazione di schermi solari sulle zone scoperte. Tuttavia, nella pratica clinica, le persone tendono a sovrastimare la protezione fornita dagli schermi solari, con una falsa sensazione di rassicurazione quando vanno al mare e si espongono al sole. Questo potrebbe favorire un comportamento a rischio per l’insorgenza dei tumori della pelle”.

Come capire qual è l’indice Uv

Evitare l’esposizione intensa ai raggi UV rappresenta il primo pilastro per la protezione secondo la Consensus europea. L’indice UV misura l’intensità della radiazione solare che raggiunge la superficie terrestre su una scala da 1 a 11+. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di adottare misure di protezione solare a partire da un indice UV di 3 (moderato). L’intensità dei raggi UV è massima nelle due ore precedenti e successive al mezzogiorno solare, durante le quali si concentra il 50-75% del flusso UV giornaliero. Per questo motivo, è consigliato cercare l’ombra durante queste ore (con indice UV 3-7) o restare in casa quando l’indice UV è 8 o superiore. L’indice UV viene comunicato dai servizi meteorologici ed è disponibile attraverso varie app.

Quale protezione solare applicare?

Nonostante sia ben noto che è essenziale proteggersi con creme solari, pochi mettono in pratica questa precauzione. “È indispensabile applicare generosamente una protezione solare con fattore 30-50+ e etichetta UVA su tutte le aree della pelle non coperte dagli indumenti”, consiglia Fargnoli. Due studi in Australia hanno dimostrato che l’uso quotidiano di crema solare su testa e braccia, non protette dai vestiti, ha ridotto lo sviluppo di cheratosi attiniche dopo 7 mesi e di carcinoma a cellule squamose dopo 4 anni e mezzo. Un follow-up di 10 anni ha inoltre mostrato un numero significativamente inferiore di melanomi nel gruppo che utilizzava crema solare. Al contrario, studi epidemiologici osservazionali hanno spesso riscontrato un aumento moderato del rischio di scottature, nevi e melanoma associato all’uso di creme solari rispetto alla protezione offerta dagli abiti. In condizioni di esposizione intenzionale al sole (bagni di sole, lettini abbronzanti, attività all’aperto), l’uso di crema solare può incentivare comportamenti rischiosi, aumentando la durata e l’intensità dell’esposizione. Non ci sono studi che dimostrino che le creme solari proteggano dal cancro della pelle quando usate per prendere il sole.

Utilizzo di indumenti protettivi

La Consensus europea raccomanda di sfruttare le proprietà protettive di abiti, cappelli e occhiali da sole. Studi epidemiologici hanno dimostrato che la protezione offerta dagli indumenti riduce il rischio di scottature, sviluppo di nevi nei bambini e melanoma, rispetto alle creme solari. Le proprietà protettive degli abiti variano in base al tipo di fibra: poliestere e nylon offrono maggiore protezione rispetto a lana, seta e cotone. Anche la densità della trama, il colore (i coloranti aiutano a bloccare i raggi UV) e le caratteristiche stilistiche (ad esempio, maniche lunghe, colletto) influiscono. “Gli indumenti con un alto fattore di protezione UV – aggiunge Peris – sono particolarmente utili in condizioni di elevata esposizione al sole, come negli sport all’aperto e acquatici. I cappelli dovrebbero avere tese larghe per proteggere cuoio capelluto, viso, collo e orecchie”.

Educazione del cittadino

La Consensus sottolinea che investire nella protezione dai raggi UV porta benefici economici riducendo l’incidenza della malattia. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, un tumore su tre è un tumore della pelle. “Le istituzioni – suggerisce Fargnoli – dovrebbero trasmettere alla popolazione messaggi forti sulla protezione dai raggi UV e scoraggiare l’uso di fonti di radiazioni UV artificiali commerciali, attraverso regolamentazioni rigorose o preferibilmente un divieto. Dovrebbero garantire la comunicazione e l’educazione della popolazione sull’indice UV giornaliero, ad esempio tramite bollettini meteorologici, e creare strutture con ombra all’aperto nelle scuole e nelle aree ricreative”.

Vacanze al sole più volte all’anno

“La maggioranza della popolazione europea va in vacanza al sole, spesso più volte all’anno – evidenzia Maria Concetta Fargnoli, coautrice della consensus, vice-presidente SIDeMaST e ordinaria di Dermatologia all’Università dell’Aquila. “Questo comportamento è profondamente radicato, sarà difficile da modificare e tale cambiamento potrà richiedere decenni. Dobbiamo quindi iniziare con messaggi chiari e inequivocabili, sicuramente radicali, ma che andrebbero inclusi nell’attività educazionale per il paziente”.

Tra i tumori della pelle più diffusi e in costante aumento, c’è il melanoma cutaneo che origina dalle cellule pigmentate, i melanociti, responsabili della produzione di melanina. In Italia, si stimano circa 12.000 casi l’anno. La principale causa del melanoma è proprio l’esposizione eccessiva ai raggi Uv, sia da sole che da lampade abbronzanti. Il focus su questo tipo di tumore cutaneo è stato fatto nei giorni scorsi a Roma nel corso di un evento organizzato dall’associazione Melanoma Day OdV (nata da un’idea di Gianluca Pistore per ricordare suo papà Silvio, prematuramente scomparso all’età di 51 anni a causa di un melanoma) con il patrocinio di Sidemast, che si riunirà in congresso a fine mese a Giardini Naxos, Associazione Dermatologi Venereologi Ospedalieri Italiani e della Sanità Pubblica (Adoi) ed Intergruppo Melanoma Italiano (Imi).

“Oggi la migliore cura è prevenire la malattia, almeno in una fase severa. Abbiamo la possibilità di una diagnosi precoce, che ci permette di pensare che, anche per il melanoma, si possa ragionare in una logica strutturata di screening di prevenzione”, ha dichiarato nel corso del Melanoma Day, Fabrizio d’Alba, direttore generale del Policlinico Umberto I di Roma. “La sanità di prossimità vede nel cittadino non più un soggetto passivo delle iniziative delle istituzioni ma un soggetto attivo. La sanità del futuro vuole un cittadino informato, consapevole e ingaggiato sul tema della propria salute, che sia attore del cambiamento”