La salute del cuore è strettamente legata a quella della bocca. A sottolinearlo sono le nuove Linee guida dei cardiologi per la Profilassi delle endocarditi, ovvero infezioni del rivestimento interno delle strutture del cuore. L’endocardite, un’infezione dell’endocardio (il rivestimento interno delle strutture del cuore), può in molti casi originare da batteri presenti nella bocca.

L’importanza della prevenzione dentale

Le raccomandazioni della Società Europea di Cardiologia includono la spazzolatura dei denti due volte al giorno, una pulizia professionale sottogengivale e controlli dentali regolari.
Queste pratiche sono particolarmente cruciali per i pazienti a rischio, come coloro che hanno già avuto un’endocardite, quelli che hanno subito sostituzione di valvole cardiache, persone con protesi valvolare impiantata attraverso catetere, chi ha cardiopatie congenite cianotiche o ha avuto un trapianto di cuore.

Tuttavia, l’esperto Carlo Clauser sottolinea che anche chi non è a rischio dovrebbe prestare attenzione alla salute orale, poiché un 15% delle endocarditi si verificano in pazienti non predisposti. Mantenere una buona igiene orale è essenziale, poiché le gengive sane sono refrattarie alle infezioni batteriche.
Clauser mette in evidenza che gengive sanguinanti possono diventare una porta aperta per l’infezione, che in alcuni casi può colpire il cuore. La consapevolezza di questa connessione sottolinea l’importanza della cura orale nella promozione della salute cardiaca.

Lo studio americano sulla correlazione

Andando oltre oceano, un recente studio dell’American Heart Association, l’associazione dei cardiologi americani, ha preso in esame un campione di soggetti tra i 45 e i 69, senza malattie cardiache. Perdere più di un dente aumenta del 23% il rischio di andare incontro a una malattia cardiovascolare.

Lo studio della Tulane University di New Orleans ha valutato l’associazione tra perdita dei denti e successivo rischio di malattia coronarica di nuova insorgenza tra le donne che avevano preso parte al Nurses’ Health Study e tra gli uomini dell’Health Professionals Follow-Up Study. I dati sui denti naturali erano stati raccolti all’inizio dei due studi e un questionario ha rilevato l’eventuale la perdita di denti nel periodo della ricerca.

I risultati

A parità di fattori di rischio (dieta, attività fisica, peso corporeo e ipertensione), gli adulti con 25-32 denti naturali all’inizio dello studio, e quelli che avevano perso due o più denti durante il follow-up, avevano un rischio aumentato del 23% di andare incontro a malattia coronarica rispetto a coloro che non avevano perso alcun dente. La perdita di un solo dente, invece, non è stata associata ad un aumento del rischio di malattia coronarica.

Gli adulti con meno di 17 denti naturali all’inizio dello studio avevano il 25% in più di probabilità di sviluppare malattia coronarica rispetto a coloro che avevano da 25 a 32 denti.

“L’aumento del rischio di cardiopatia ischemica dovuto alla perdita dei denti si realizza -secondo Lu Qi- a prescindere dai fattori di rischio tradizionali per le malattie cardiovascolari, come l’ipertensione, dieta, attività fisica, peso corporeo”.