Oggi, 28 marzo, si celebra la Giornata Mondiale dell’Endometriosi, istituita nel 2014 per sensibilizzare l’opinione pubblica su una malattia che può essere estremamente debilitante per le donne affette. Fino a pochi anni fa, a causa della diversità dei sintomi e delle conseguenze, l’endometriosi era in gran parte sconosciuta e spesso portava a discriminazioni nei confronti delle donne che ne erano affette. Oggi l’endometriosi ha profili molto più definiti.

Cos’è l’endometriosi

L’endometriosi è una malattia benigna cronica e ricorrente caratterizzata dalla presenza di endometrio, una mucosa che normalmente riveste la superficie interna dell’utero, in zona “anomala”, cioè diversa dalla sua sede normale che può interessare la donna già dalla prima mestruazione (menarca) e accompagnarla fino alla menopausa. Le cause del perché si sviluppi in un corpo o in un altro sono ancora sconosciute, così come delle terapie che possano essere efficaci per chiunque. Purtroppo il suo decorso è soggettivo e ora come non mai è importante che se ne parli, che si investa nella ricerca.

A seconda della sede l’endometriosi può comportare:

  • Lesioni ovariche
  • Lesioni peritoneali superficiali
  • Lesioni peritoneali profonde
  • In molti casi i tipi di lesione possono coesistere, tuttavia tale suddivisione è utile per l’orientamento diagnostico e terapeutico.

L’endometriosi è spesso associata all’infertilità e può essere una delle principali cause di essa. Nonostante gli sforzi di diversi gruppi di lavoro in tutto il mondo che si occupano dell’endometriosi da vari punti di vista, come chirurgico, clinico, biologico e della fertilità, non c’è ancora un accordo completo sui sistemi di classificazione e su come valutare il ruolo dell’endometriosi sull’infertilità. Questa mancanza di consenso può rendere difficile la pianificazione di trattamenti chirurgici, medici o di procreazione medicalmente assistita (PMA) per le donne affette da endometriosi.

Sintomi e impatto dell’endometriosi

Il dolore pelvico è il sintomo più comune, oltre a dolore nell’addome inferiore prima e durante o prima o dopo le mestruazioni, sanguinamento mestruale abbondante, infertilità, dolore dopo il rapporto sessuale, difficoltà o dolore alla minzione, difficoltà o dolore alla defecazione. Tuttavia, alcune donne non hanno alcun sintomo. Per questo è importante eseguire controlli ginecologici regolare, per che monitorare eventuali cambiamenti.

L’endometriosi può avere un impatto notevole sulla qualità di vita, sia per l’aspetto sintomatologico, sia per il potenziale impatto negativo sulla fertilità. Sebbene sia stato dimostrato che i sintomi dell’endometriosi, in particolare il dolore, possono avere un enorme impatto sulla qualità della vita, sul funzionamento fisico, sulle attività quotidiane, sulla vita sociale, sulla salute mentale e sul benessere emotivo, questa patologia rimane sotto-diagnosticata e può passare inosservata per molti anni.

Se le mestruazioni dolorose impediscono di seguire la routine quotidiana, di andare al lavoro o a scuola, non bisogna esitare a rivolgersi al medico o allo specialista, in grado di indirizzare verso gli esami necessari per raggiungere una diagnosi accurata e avviare le cure appropriate.

L’endometriosi è inserita tra i LEA (Livelli essenziali di assistenza) nell’elenco delle patologie croniche e invalidanti, con riconoscimento al diritto all’esenzione del ticket per alcune prestazioni specialistiche (endometriosi moderata e grave).

I dati in Italia e nel mondo

Nel mondo, circa 190 milioni di donne e adolescenti, corrispondenti al 2-10% della popolazione femminile generale, sono colpite da endometriosi durante l’età riproduttiva, con alcune che possono continuare a soffrirne anche dopo la menopausa. In Italia, il 10-15% delle donne in età riproduttiva è affetto da endometriosi, con la patologia che coinvolge circa il 30-50% delle donne che hanno difficoltà a concepire o che sono infertili. Si stima che almeno 3 milioni di donne in Italia abbiano una diagnosi confermata di endometriosi.

Il picco di incidenza si verifica tipicamente tra i 25 e i 35 anni, ma la patologia può comparire anche in età più giovani. La diagnosi dell’endometriosi è spesso ritardata e richiede un percorso lungo e dispendioso, con gravi ripercussioni psicologiche per le donne coinvolte.

Esiste una cura?

Essendo una condizione cronica e progressiva, l’endometriosi richiede una gestione a lungo termine, quindi è essenziale considerare le caratteristiche e le esigenze specifiche di ogni singola paziente nella scelta del trattamento. È importante valutare anche il profilo di tollerabilità e sicurezza nel lungo periodo, oltre alla sua efficacia clinica.

Nella selezione del trattamento, è fondamentale prendere in considerazione l’età della donna e il suo potenziale di fertilità. Poiché non esistono studi definitivi che identifichino il trattamento ottimale, è cruciale coinvolgere la paziente in ogni decisione terapeutica e garantire che sia in grado di fare una scelta informata e consapevole.

Fonte: Ministero della Salute