L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un allarme riguardante una delle patologie più diffuse e invalidanti: il mal di testa, che occupa il terzo posto per frequenza e il secondo per impatto sulla qualità della vita. Nonostante attribuire il mal di testa alle donne possa sembrare un luogo comune, questo è un fatto supportato dai dati, con una netta predilezione della patologia per il sesso femminile. Il rapporto donna-uomo per il mal di testa è di 3:1, evidenziando una maggiore suscettibilità nel sesso femminile.

Inoltre, le donne tendono a sperimentare episodi di emicrania con più frequenza, maggiore intensità e durata rispetto agli uomini, e presentano un numero complessivo più elevato di comorbilità, il che ha un impatto significativo sulla loro qualità di vita. Tuttavia, anche nelle regioni italiane dove sono attivi percorsi dedicati alla gestione del paziente emicranico, spesso tali programmi non tengono conto delle specificità legate al genere femminile.

Le fluttuazioni ormonali influenzano la patologia

Nelle donne, l’emicrania è influenzata dalle variazioni degli ormoni sessuali. Di solito inizia dopo la prima mestruazione e diviene più comune durante la quarta e quinta decade di vita. Durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza, i sintomi tendono a migliorare, ma possono riapparire dopo il parto e durante l’allattamento. Non è garantito che l’emicrania scompaia con la menopausa: infatti, in un terzo delle donne, persiste senza cambiamenti, mentre in un altro terzo i sintomi possono addirittura peggiorare.

Un disagio da non sottovalutare

La mancanza di conoscenza diffusa sull’emicrania porta molte persone a confonderla con il normale mal di testa. Di conseguenza, coloro che ne soffrono vedono spesso minimizzata la gravità della propria sofferenza, che in realtà è estremamente intensa e frequente, con un impatto devastante sulla loro vita. Questo è il quadro emerso da un’indagine qualitativa condotta dall’Istituto Piepoli, che ha cercato di comprendere le difficoltà vissute dalle persone affette da emicrania e il livello di consapevolezza sulla patologia.

In Italia, questa malattia colpisce circa 8 milioni di persone, sia in forma episodica che ricorrente. Nelle forme croniche, può manifestarsi per più di 15 giorni al mese.

Un dato, questo, confermato dall’indagine: “Il primo elemento emerso è il grande livello di sofferenza, spesso sottovalutata, che deve affrontare chi soffre di emicrania”, dice Livio Gigliuto, presidente esecutivo dell’Istituto Piepoli. “Un paziente ci ha detto: ‘È come se ci togliessero frammenti di vita’. Per chi soffre di emicrania, infatti, per alcune ore – ma talvolta per molto più tempo – è impossibile fare qualunque cosa: lavorare, relazionarsi con gli altri”.

Si tratta di un livello di sofferenza che spesso rimane poco compreso da chi non soffre della malattia. La ricerca suggerisce che nella società, l’emicrania è comunemente equiparata a un semplice “mal di testa” e considerata una condizione normale. Di conseguenza, viene minimizzata come un fastidio comune che molte persone credono di aver provato. Da ciò derivano stereotipi, pregiudizi, difficoltà a comprendere il disagio di chi ne soffre. “Tanti pazienti dicono che il grande problema che vivono è la sottovalutazione di questa patologia”, spiega Gigliuto. “Lamentano di essere trattati come se stessero inventando una sofferenza. Non è affatto così”. Da qui le richieste dei malati: vorrebbero più ricerca in grado di fornire cure sempre più efficaci, ma anche un maggiore riconoscimento sociale della malattia. “Chiedono alle istituzioni di dare vita a una grade campagna di sensibilizzazione che permetta alle persone che soffrono di emicrania di essere socialmente considerata e poter superare questo stigma sociale che è un’aggiunta al tanto dolore che già provano per la patologia da cui sono affetti”, conclude Gigliuto.