Allineamento cinematico: l’evoluzione della chirurgia protesica di ginocchio

Nel nono episodio di QUI Talk, Anna Falchi ha intervistato il Dott. Pietro Rettagliata, chirurgo ortopedico del Gruppo RGO, sull’evoluzione della chirurgia protesica di ginocchio, con particolare focus sull’allineamento cinematico.

La chirurgia protesica del ginocchio ha visto un’evoluzione straordinaria nel corso degli ultimi decenni, arrivando a sviluppare sofisticate procedure che mirano a ripristinare non solo la funzionalità, ma anche la naturale cinematica articolare. Questo percorso di progresso è stato guidato da una serie di innovazioni tecnologiche, che hanno portato alla concezione di approcci come l’allineamento cinematico, procedura chirurgica che ha l’obiettivo di ristabilire l’anatomia e la cinematica nativa del ginocchio di ciascun paziente, riportandolo alla situazione originaria e rendendo questa tecnica personalizzata per ogni caso specifico. Se nel passato si parlava di allineamento meccanico, con l’attuale allineamento cinematico rispettiamo il ginocchio nativo del paziente adattando la protesi al ginocchio del paziente e non viceversa.

“L’allineamento cinematico è una sorta di conseguenza dell’evoluzione del pensiero biomeccanico – spiega il Dott. Rettagliata -. Per molti anni infatti, per ricostruire un ginocchio abbiamo utilizzato un sistema biomeccanico che tendeva a costruire le ginocchia in modo simile secondo un asse neutrale, indipendentemente da come era conformato il ginocchio stesso. A differenza di questo allineamento tradizionale meccanico, l’allineamento cinematico tende ad una personalizzazione partendo dal presupposto che nessuno di noi ha un arto inferiore uguale ad un altro. Non solo come allineamento varo o valgo, ma anche per come si muovono nei loro sincronismi il femore, la tibia, i vari legamenti e i tendini. Oggi ci sono gli strumenti per poter ricostruire un ginocchio che è perno dell’arto inferiore che possa ridarci un allineamento originale di quell’arto che stiamo operando”.

Tecnologia che aiuta, ma non sostituisce il professionista. “Oggi la tecnologia supporta molto noi chirurghi. A livello preoperatorio, con ricostruzioni tridimensionali delle ginocchia possiamo programmare e pianificare le basi dell’intervento che andremo ad eseguire. A livello intraoperatorio possiamo avvalerci di sistemi di navigazione, di assistenza robotica, realtà aumentata e diverse tecnologie, sempre però mediate dal chirurgo che da i giusti riferimenti”, precisa il chirurgo.