Gli interventi di sostituzione protesica del ginocchio sono sensibilmente aumentati nel corso degli ultimi anni e, nel contempo, si sono evolute le tecniche e le strumentazioni a disposizione del chirurgo ortopedico, fino a giungere alla robotica di ultima generazione che sta entrando sempre più nella routine della chirurgia ortopedica.

I dati parlano chiaro: nel 2000, in Italia, gli interventi di protesi al ginocchio erano 28mila. Solo dieci anni dopo sono cresciuti in maniera esponenziale, raggiungendo quota 60mila protesi di ginocchio impiantate, salite a 90mila nel 2019. L’età media dei pazienti si attesta intorno ai 70 anni per gli uomini e ai 71 anni per le donne, le quali rappresentano i due terzi dei soggetti coinvolti. “Oggi – spiega il Dott. Pietro Rettagliata, chirurgo ortopedico – la maggior parte dei pazienti operati appartiene alla fascia di età tra i 65 e i 74 anni: oltre il 43%, considerando uomini e donne. Stando ai dati del Registro Italiano ArtroProtesi (RIAP), la percentuale scende al 32% per la fascia 75-84 anni e al 2% per gli operati dagli 85 anni in su.

 

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Tuttavia l’età non rappresenta un limite a questo tipo di intervento. Certo, con essa crescono anche le patologie associate che possono interessare il paziente, ma questa variabile vale come per qualsiasi altro tipo di operazione chirurgica”. D’altronde va considerato che la prospettiva di vita continua ad allungarsi e che l’età anagrafica, oggi più che in passato, spesso non coincide con quella biologica: “E’ cambiata la concezione di ‘anziano’. Il paziente anziano oggi è una persona dalla vita quotidiana e sociale solitamente molto attiva. Ha l’esigenza di spostarsi, di condurre uno stile di vita indipendente, di praticare alcune attività fisiche ed è anche molto informata sulle possibilità che gli si prospettano di fronte all’eventualità di un intervento di protesi”, sottolinea il collega Dott. Davide Gorini. 

Il punto di partenza è proprio questo: il dialogo medico paziente. Una volta constatato che le terapie conservative non stanno dando risultati, entra in gioco la chirurgia protesica, volta a sostituire le superfici articolari danneggiate con dei rivestimenti in materiale biocompatibile, restituendo funzionalità.

In quest’ottica la visita preliminare è fondamentale: “Prima di proporre un percorso di questo tipo, lo specialista ha bisogno di conoscere la storia clinica, e non solo, del paziente, nonché il livello di sintomatologia e lo stato di salute generale. Inoltre deve poter definire le sue aspettative e valutare la sua motivazione nell’affrontare un intervento di sostituzione protesica del ginocchio”. 

 

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Va considerato che oggi l’evoluzione in campo protesico, anche dal punto di vista del design, offre opportunità impensabili fino a qualche tempo fa. Le protesi usate oggigiorno sono più performanti e, quindi, adatte anche a soggetti più giovani ed esigenti. “Le protesi sono sempre più customizzate, si adattano sempre più alla persona, riuscendo così ad offrire al paziente un risultato personalizzato”. Anche le tecniche di impianto sono migliorate, al fine di restituire un ginocchio ben bilanciato durante tutto l’arco del movimento e, di conseguenza, una camminata sempre più naturale.

 

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La scelta della protesi da impiantare dipende dalla situazione clinica del ginocchio in oggetto, che porterà il chirurgo a optare per una protesi totale o monocompartimentale, che sostituisce cioè un solo comparto articolare. In Italia il 16% delle protesi di ginocchio impiantate è monocompartimentale, comunemente detta “parziale”. 

Parlando della composizione in leghe metalliche delle protesi e di tutte le sue parti, il Dott. Oliva conclude: “Per i pazienti allergici al nichel esistono protesi costruite con materiali anallergici o protesi tradizionali rivestite da un materiale che evita il contatto con particelle di nichel”, sottolineando l’attenzione posta oggi nel contrastare le reazioni allergiche.

 

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