Qualcuno l’ha ribattezzata “la sindrome delle cassiere” perché colpisce generalmente tutti quei soggetti impegnati in lavori manuali pesanti e/o ripetuti nel tempo, come appunto cassieri del supermercato o, ad esempio, lavoratori al pc che usano poco la tastiera e molto il mouse, musicisti di strumenti a corde. Ma di cosa si tratta? La sindrome del tunnel carpale è provocata dalla compressione del nervo mediano nel suo passaggio dal polso alla mano attraverso il tunnel carpale, insieme ai tendini flessori superficiali e profondi delle dita.

 

“In genere – spiega il Dott. Enrico machi, specialista in Chirurgia della mano e del polso – il sesso femminile è il più colpito, anche in età giovanile. Spesso la patologia compare durante la gravidanza o l’allattamento, ma in questi casi si risolve autonomamente”.

 

Dolore notturno: il sintomo principale

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Dott. Enrico Machi

Abbiamo chiesto al Dott. Machi qual è il sintomo tipico della sindrome del tunnel carpale, quello che spinge il paziente a rivolgersi ad uno specialista: “Il formicolio notturno, che impedisce persino il riposo”. Lo stato doloroso, dato da formicolio e intorpidimento delle dita della mano, si manifesta soprattutto durante la notte, incidendo pesantemente sulla qualità del riposo e, quindi, della vita. Solitamente la sintomatologia insorge gradualmente, ma successivamente dolore e fastidio possono diventare costanti, peggiorando progressivamente. 

 

La diagnosi

La  diagnosi avviene attraverso visita clinica, con analisi dei sintomi e della stato di salute generale del paziente, abbinata ad esami diagnostici come l’elettromiografia, necessaria a indagare la funzionalità del nervo interessato, e – a seconda dei casi – anche l’ecografia, per verificare il diametro del tunnel carpale e l’aumento di volume subito dai tendini flessori, responsabili della compressione del nervo. 

 

In alcune situazioni viene suggerita la terapia conservativa, con la prescrizione di farmaci e l’impiego di un tutore notturno di posizione volto ad aiutare il trofismo del nervo. Si tratta, però, di metodi non risolutivi rispetto all’intervento chirurgico.

 

L’intervento e le aspettative del paziente

Il trattamento chirurgico è indicato nelle forme più gravi od evolutive e consiste nell’apertura del tunnel carpale, con conseguente decompressione del nervo mediano. Si esegue in anestesia locale e dura pochi minuti. 

 

Un aspetto su cui il Dott. Machi pone particolare attenzione è il dialogo con il paziente: “E’ sempre necessario riferire in maniera chiara e comprensibile i rischi di possibili complicanze, oltre a tutte le informazioni utili relative alle aspettative post intervento”. Il paziente deve sapere, ad esempio, che il dolore scompare subito dopo l’operazione, mentre per avere un quadro completo di stabilizzazione è necessario attendere circa sei mesi. 

 

La ripresa è totale? “Non è mai al 100 per cento, perché le fibre nervose non si rigenerano”. ma i risultati chirurgici sono più che soddisfacenti. Pur essendo considerato ormai un intervento di routine, come tutte le operazioni anche questa richiede le capacità di un chirurgo altamente preciso e preparato: “E’ sempre bene avere una visione ampia del quadro operatorio e guardare bene l’area su cui si sta agendo. Il tunnel carpale rilascia il ramo motorio del mediano, che è fondamentale non tagliare o danneggiare”. 

 

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Sindrome del tunnel carpale: non è recidiva

Dopo l’intervento, c’è il rischio che la patologia torni, a distanza di tempo? “Non si tratta di una patologia recidiva, quindi non esiste questa possibilità. “Tuttavia, se il dolore torna – conclude Machi – è perché l’intervento non ha avuto un buon esito e, probabilmente, il canale non è stato aperto a dovere”.