Lei probabilmente non si ricorderà di me, sono passati diversi anni ormai, ma non importa. Stavo rileggendo alcune vecchie carte, ho visto il suo nome e mi è balzato in mente di non averla mai ringraziata”

Inizia cosi la lettera di Lorenzo (nome di fantasia), pervenuta alla redazione di Qui Salute Magazine grazie al contributo del Dr. Arrigo Barabino, Pediatra – Gastroenterologo, specializzato nella cura delle malattie dell’apparato digerente, con particolare attenzione al trattamento delle malattie infiammatorie croniche intestinali e all’Endoscopia Digestiva. Questa testimonianza ci permette di analizzare quel lato della medicina che va oltre l’aspetto scientifico, fatto di gesti, di parole e speranza. Una storia da leggere, una testimonianza e un messaggio di gratitudine, perché la medicina è anche questo!

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Dr. A. Barabino – Gastroenterologo

 

 

Il riscontro positivo dei pazienti è la massima soddisfazione”

Lorenzo oggi ha 28 anni, è un insegnante di informatica, ha un lavoro, una ragazza e una vita finalmente serena, ma non è sempre stato cosi. Lorenzo soffre di rettocolite ulcerosa, una malattia infiammatoria cronica che colpisce prevalentemente il retto con coinvolgimento del colon, provocando sintomi severi come diarrea, malassorbimento, muco e sangue nelle feci. Il suo racconto ci fa tornare indietro di oltre 15 anni, quando poco più che bambino, arriva a Genova accompagnato dal papà per una nuova visita, alla ricerca di una consulenza, di un parere, di una scintilla che possa in qualche modo cambiare la sua vita. Non conosce nulla di ciò che lo attende, ma i suoi ricordi ci trasportano in una realtà che invece è molto nitida, fatta di visite mediche, terapie, cortisone e immunosoppressori. Poco fiducioso e con il fisico segnato dai farmaci, in cui malvolentieri si riconosce, Lorenzo si rivolge alla consulenza del Dr. Barabino convinto di essere valutato e rimandato a casa, ma non fu così. Dopo aver esaminato attentamente la sua storia, per lui arriva finalmente un altro punto di vista, una nuova opportunità, la possibilità di intervenire e migliorare una volta per tutte la sua condizione.

Una decisione non semplice …

Una decisione non semplice, ma la speranza di vivere una vita diversa, senza i continui disagi della malattia o la dipendenza dai farmaci e’ troppo grande. Lorenzo decide così di considerare la proposta del Dottore e poco tempo dopo, si sottopone all’intervento di asportazione totale del colon. Una scelta difficile e certamente molto coraggiosa per un ragazzino di 13 anni, ma ciò che inizialmente è stato un percorso tormentato, ha rappresentato dopo, un motivo di rinascita. Lorenzo oggi sta bene, è seguito da un Gastroenterologo dell’adulto e riesce a gestire il suo stato di salute con le adeguate terapie, senza snaturare se stesso e vivendo la sua condizione in serenità, accanto ad una persona che ne comprende tutte le problematiche che ne derivano.

Pillole di storie vere 1
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Le scrivo tutto questo per ringraziarla…”

Le scrivo tutto questo semplicemente per ringraziarla e per dimostrarle che ha fatto un eccellente lavoro con me, permettendomi di diventare la persona che sono oggi.

Dopo l’operazione ho potuto iniziare a vivere come mai avevo fatto prima, non che abbia fatto chissà cosa, ma semplicemente mangiare di tutto ed essere in forze per fare una semplice partita di calcio.

Essere un bravo dottore per me significa anche avere una certa empatia e un certo modo di relazionarsi con i propri pazienti, lei in questo è stato maestro e mi sono sempre sentito seguito nella vostra struttura e da lei soprattutto.

La ringrazio per tutto e le porgo i migliori saluti”

La Cura che inizia dal dialogo

Si conclude così la lettera di Lorenzo, poche semplici parole e un ringraziamento sincero, espressione di ciò che può rappresentare un Medico per il suo paziente. Non si tratta di un lavoro semplice, si tratta di mettere la propria conoscenza al servizio delle persone per poter migliorare la loro vita. Una missione che richiede forza e dedizione, perché a volte si vince, ma a volte purtroppo si perde, perché la medicina, non è una formula matematica e ogni storia clinica è una storia diversa da raccontare.

Lo stato di malattia ci rende spesso smarriti e vulnerabili e l’importanza di ascoltare, di valutare e di trasmettere alle persone quella fiducia di cui hanno bisogno, rappresentano quella “scintilla” che come nel caso di Lorenzo, p fare la differenza.