La musicoterapia fa uso della musica come strumento educativo, riabilitativo o terapeutico. Si tratta di una disciplina in grado di influenzare aspetti quali funzioni cognitive, capacità motorie, sviluppo emozionale e abilità sociali in varie condizioni patologiche e parafisiologiche.

Il rapporto tra il corpo – sia in quanto struttura fisiologica che come mente – e la musica è oggetto di interesse multidisciplinare ormai da millenni. Partendo da basi antichissime, la medicina moderna ha iniziato a studiare le potenzialità curative dell’ascolto o della produzione di melodie.

Con l’avvento delle neuroscienze, queste analisi sono diventate sempre più sofisticate e accurate e, col passare del tempo, gli effetti benefici della musica sono stati confermati su più fronti, sia cognitivi che fisiologici. Si pensi, ad esempio, che tale disciplina viene ancora oggi associata con successo alle terapie psichiatriche.

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Ulteriori studi scientifici indicano che la musicoterapia può aiutare anche i bambini con disturbi dello spettro autistico, migliorando le loro abilità comunicative, di interazione sociale e comportamentali. Ma non solo: la musica sarebbe efficace anche per l’attenuazione degli stati d’ansia e la percezione del dolore.

Un po’ di storia

Relativamente agli studi psicologici, la musicoterapia ha assunto una valenza particolare a partire dagli anni ’60 del secolo scorso. Essa viene praticata da un esperto del settore – un musicoterapeuta, per l’appunto – e può avere due approcci:

  • Musicoterapia attiva (suonare).
  • Musicoterapica recettiva (ascoltare).

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