In questo breve articolo divulgativo affronteremo un tema di interesse collettivo: la paura della serenità, la cherofobia. Può sembrare paradossale ma se razionalmente il benessere è desiderato e rincorso, inconsciamente ed emotivamente è spesso temuto.
Molte persone non sentono il profondo diritto a stare bene. Acquisirne consapevolezza è il primo passo per poter agire un cambiamento. La vita riserva momenti di turbamento e difficoltà e seppur non si abbia l’intero potere sugli eventi, esiste un fondamentale ruolo attivo della persona e una possibilità di autodeterminazione, si può favorire il proprio benessere, o al contrario, contrastarlo attraverso autosabotaggi.

Che cos’è la cherofobia?

Il significato del termine “cherofobia” deriva dal greco kairós “momento propizio” e phóbos “paura”, e può essere tradotto letteralmente con “la paura di ciò che va bene”.
Non costituisce una sindrome categorizzata nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM V), bensì si configura come un aspetto sintomatologico che si sviluppa su un continuum di gravità e pervasività. Talvolta, se in compresenza di altri criteri clinici, può essere espressione di una psicopatologia specifica.
Occorre distinguere la paura fisiologica e adattiva dalla fobia disfunzionale e disadattiva.
La paura è un’emozione transitoria che svolge una funzione adeguatamente protettiva da pericoli reali, la fobia si struttura sulla percezione distorta del pericolo, provoca reazioni disfunzionali e compromette l’adattamento.
È sempre fondamentale osservare le diverse aree di vita della persona e comprendere quanto e come la cherofobia incide sull’equilibrio psicofisico. Si connette ad un’ipercontrollo e al timore del cambiamento.
È inoltre importante operare una discriminazione tra chi sperimenta a livello conscio un’ansia anticipatoria connessa agli eventi positivi, ad esempio temendo che essi siano seguiti da catastrofi e chi invece a livello inconscio si percepisce vittima della negatività, senza poter riconoscere l’ansia e gli autosabotaggi.
La strategia difensiva disfunzionale più comunemente utilizzata, al di là del livello di consapevolezza, è l’evitamento del piacere.

La sintomatologia

Nella cherofobia ciò che fa stare bene viene associato ad un ineluttabile destino tragico, la positività viene convertita in negatività. Ad esempio, si teme che se si parte per una vacanza desiderata un proprio caro potrà morire o si evita di avvicinarsi a qualcuno oggetto del proprio interesse per timore di perderlo. Possono essere coinvolti diversi ambiti di vita. Prevalentemente compaiono a livello del pensiero credenze patogene e illusione di controllo; a livello emotivo un fragile senso di autostima, ansia e senso di colpa; a livello relazionale eccessiva dipendenza, assenza di relazioni intime e isolamento sociale; a livello comportamentale l’autosabotaggio e l’evitamento di tutto ciò che può rivelarsi piacevole e positivo.
Si tende ad evitare il piacere sessuale, le relazioni di coppia soddisfacenti, il raggiungimento degli obiettivi desiderati, il successo, le attività divertenti. La felicità può essere considerata inutile e le emozioni piacevoli vengono inibite, soprattutto in pubblico. Possono esserci note di scaramanzia e diffidenza.
La cherofobia contribuisce all’instaurarsi di un circolo vizioso per cui la persona si ritrova in una condizione perenne di insoddisfazione e malessere, sperimentando proprio ciò che si illude di evitare attraverso la proibizione del piacere.
Ciò che viene considerato una minaccia non è quindi la serenità di per sé, ma ciò che essa implicherebbe.

Le cause

Le cause della cherofobia sono da rintracciare nella soggettività e nella storia di sviluppo. Vi è una multifattorialità e tra gli elementi principali vi sono:

  • Numerose pregresse esperienze negative e traumatiche.
  • Educazione rigida focalizzata sul senso del dovere e sul giudizio.
  • Esperienze reiterate di punizioni conseguenti ad eventi piacevoli.
  • Autostima e autoefficacia carenti.
  • Ipercontrollo.
  • Blocco evolutivo.
  • Lealtà familiare: dinamica inconscia che induce a perseguire l’omeostasi familiare. Se un figlio ha percepito significativamente sofferente la propria famiglia non si sentirà profondamente in diritto di aspirare al benessere.

Strategie di intervento

Quando la cherofobia incide progressivamente sull’adattamento, compromettendo l’equilibrio e la crescita è importante richiedere un aiuto specialistico.
Sarà fondamentale un’accurata valutazione diagnostica per delineare il percorso terapeutico più indicato.
La psicoterapia sarà essenziale per correggere le credenze disfunzionali patogene, lavorare sull’illusione di controllo e accompagnare la persona a rivisitare e ri-significare la propria storia familiare, favorendo un incremento della consapevolezza di sé e dei propri sintomi. L’intervento precoce aumenta l’efficacia e previene l’esacerbazione e la cronicizzazione del disagio.
In termini preventivi è fondamentale trasmettere ai bambini il valore delle relazioni e il diritto al piacere, favorendo la strutturazione di una buona autostima.

Articolo a cura della Dott.ssa Giulia Gregorini
Psicologa, Psicoterapeuta

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