Ancora una volta la religione fa rima con severità, punizione, ripudio, impossibilità di perdono. A fare da arena allo scontro, questa volta, è lo studio del noto programma tv “C’è posta per te”. Il pubblico dello show di successo condotto da Maria De Filippi è entrato in punta di piedi nello sconosciuto mondo di una famiglia di religione islamica impiantata in Sicilia e del dramma che ha coinvolto la figlia, ripudiata (anche in studio, nuovamente) dal padre.

La storia di Vivienne

Lunga chioma scura, sguardo profondo ma triste e colmo di speranza. È Vivienne la protagonista della sfortunata storia, una giovane che non ha alcun rapporto con il padre da ben dodici anni. Cosa potrebbe mai essere accaduto per giustificare un tale distacco? Una gravidanza fuori dal matrimonio. Anzi, prima della celebrazione di un matrimonio già programmato. Un affronto troppo grande per un genitore di fede islamica radicata. Attenzione, però, la conduttrice ci tiene a precisare che questo primo figlio, a cui sono seguiti altri due fratelli negli anni, è stato concepito con lo stesso compagno di vita che tutt’oggi vive al fianco della donna. Un uomo che la chiede in moglie da tempo. Ma è Vivienne a temporeggiare, vorrebbe il padre al suo fianco nel suo giorno più felice. Insomma, la storia è ben diversa dai tanti scandali di mogli e mariti fedifraghi a cui il mondo dello spettacolo ci ha da tempo abituati.

Maria De Filippi legge il Corano a C’è posta per te

Il padre di Vivienne, in studio accompagnato dalla nuova compagna, è irremovibile. La De Filippi tenta l’impossibile, recitando persino alcuni versi tratti dal Corano. In caso di gravidanza prima del matrimonio il libro sacro dell’Islam parla di vero e proprio “peccato”, la cui punizione consiste in un anno di esilio o cento frustate. Escludendo a priori la punizione corporale, la conduttrice fa presente che Vivienne – rifiutata dal padre per tutti questi anni – può dire di essere stata soggetta a una punizione ancora più dura del “solo” anno di esilio previsto. C’è di più: il Corano dice che per chi concepisce un figlio prima del matrimonio nella convinzione di sposarsi e amarsi per l’eternità, non è prevista punizione. Ma questo non basta per fare tornare l’uomo sulla sua decisione. “Doveva dirmi la verità. Non l’avrei comunque perdonata, perché anche se vivo all’Occidentale ci sono certi usi e costumi che rispetto e io non la perdono”, conclude.

La busta si chiude. Vivienne deve incassare l’ennesimo colpo. Il pubblico deve riflettere ancora una volta su una realtà geograficamente così vicina a quella Occidentale, con la quale si mescola oggi sempre più, ma distante anni luce nei suoi precetti.

Eppure, una via di comunicazione deve pur esserci, varrebbe la pena insistere per individuarla a favore dell’inclusione e dell’incontro tra culture.