La pelle è notoriamente l’organo più esteso del nostro corpo. Essa è formata da tre strati: epidermide, derma e ipoderma. L’epidermide, a sua volta, presenta al proprio interno diversi tipi di cellule, suddivisi in melanociti (deputati alla produzione di melanina, un pigmento che protegge dagli effetti dannosi dei raggi solari) e cheratinociti, più numerosi e anche detti cellule squamose. Nel caso in cui la formazione tumorale interessi i melanociti si parlerà di melanoma, mentre qualora fossero interessati i cheratinociti ci si troverà davanti a dei carcinomi (spinocellulari se vengono coinvolte le cellule più esterne e basocellulari in caso di quelle più interne).

Negli ultimi anni le diagnosi dei tumori della pelle, sia melanomi che carcinomi, si è fatta più accurata. Questo spiega come mai sia aumentato il numero di casi: semplicemente è cresciuto quello complessivo dei controlli e delle diagnosi. «La prima cosa da premettere in questi casi – spiega il Dott. Riziero Zamboni, Dermatologo genovese – è che un neo deve rimanere stabile. Noi dobbiamo preoccuparci quando notiamo la comparsa di una nuova formazione nevica o delle modificazioni di un neo pre-esistente». Ma clinicamente, ad occhio, come si presenta un neo pericoloso?

Approfondiamo l’argomento con l’ausilio dello specialista.